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February 07 Un posto nel mondoBisogno di viaggiare, di andare via da qui, da tutti questi schemi, sentire che ogni cosa intorno a me va stretta...
Non so se è mai capitato anche voi ma in questo momento mi sento così. Vedo davanti a me un futuro già scritto, tanti piccoli passi meravigliosi ma inevitabili...e la sensazione di percorrere il proprio cammino su un binario prestabilito...e sapere che questo sarebbe il momento perfetto per mollare tutto e partire... Per ritrovare stimoli, entusiasmo nell'affrontare le cose, gioia dalle piccole emozioni che la vita ci riserva...
Eppure non è possibile...perchè bisogna pensare al futuro, al lavoro, a costruire delle basi, perchè gli anni passano veloci e non è possibile rimanere degli eterni Peter Pan alla ricerca della felicità, ma si cresce, e che fatica costa ogni decisione...
Ma è la vita ed è stupenda anche per questi momenti...
"Quando siamo usciti dalla statale per la stradina di campagna Guido ha detto " Non so se è un cavolo di esaurimento nervoso o cosa, mi sembra che niente abbia più il minimo significato".
Gli ho detto che era capitato anche a me; che capita a chiunque rifletta sulla natura delle cose e ci gira intorno per capirle al di là dei loro nomi; a chiunque non accetta la realtà che ha davanti e continua a cercarne altre che gli siano più vicine. Ero così concentrato su questi pensieri che per un attimo la macchina ha scarrocciato sul fondo sterrato; l'ho ripresa appena prima di finire contro un fianco della collina."
" Ero arrivato con cinque anni di ritardo allo stesso stadio di Guido quando se n'era andato dal liceo: non avevo più voglia di lamentarmi delle cose come se fossero inevitabili. Non avevo più voglia di dire che Milano era una città orrenda e continuare ad abitarci, dire che l'università era un parcheggio per disoccupati e continuare a frequentarla, dire che vivere dai miei era morboso e continuare a farlo. Non avevo più voglia di lavorare a costruzioni mentali e ipotesi e teorie per spiegare o giustificare la mia inerzia insoddisfatta. Mi sembrava di essere vissuto solo di parole, in un paese di parole, dove quello che si dice conta molto di più di quello che si fa, e adesso ne ero completamente saturo. Volevo costruirmi un'altra vita base al tatto e all'olfatto e alla vista in un luogo di cui ero contento: usare i mie sensi, non dire più niente."
..."Avevo l'impressione di essere sempre più uno spettatore della vita; sempre meno partecipe".
Liberamente tratto da Due di Due di Andrea De Carlo
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